Quaranta metri sotto le caratteristiche e vivaci strade del centro storico di Napoli si trova un mondo diverso, inesplorato, isolato dal tempo, ma profondamente legato al mondo in superficie. E’ il cuore di Napoli e il luogo in cui è nata la città. Visitarlo è come viaggiare nel passato, un mondo vecchio 2400 anni. Napoli è costruita strato su strato su cenere vulcanica compattata e pietra che gli italiani chiamano tufo. Poroso e facilmente manipolabile, è stato utilizzato dai Greci fin dal 470 aC circa, così hanno costruito la loro Neapolis; il nome significa“Città Nuova” e si è trasformato nel corso del tempo in Napoli. Più tardi i Romani hanno usato le cave di tufo come vasto sistema di acquedotti sotterranei. I primi cristiani scavarono grotte per il culto e per seppellire i loro morti. I napoletani nei secoli hanno utilizzato le cavità come discariche. Solo l’epidemia di colera della metà del 1880 chiuse questa città sotterranea, ma nella seconda guerra mondiale fu comunque in uso come riparo dal pesante bombardamento che ha decimò la città. Quindi nel sottosuolo di Napoli si trova un labirinto di tunnel e cavità che formano una vera e propria città che è il negativo della città in superficie. La maggior parte di Napoli ha uno spazio sotterraneo a nido d’ape, e scivolando in esso e scenderci è facile come scendere una rampa di scale o girare intorno ad un angolo. Visite guidate aiutano i viaggiatori ad esplorare e in alcuni luoghi, dove gli scavi sono parti di musei o chiese, si può anche passeggiare da soli. Il sottosuolo di Napoli affascina e colpisce per la grandezza delle cavità e quindi per gli spazi, per il dedalo di cunicoli che si intersecano tra loro per diversi chilometri sotto le strade e gli edifici. Camminando attraverso i passaggi interconnessi sotto le affollate strade napoletane, si possono ammirare acquedotti utilizzati per 23 secoli, per poi scendere 121 gradini più in profondità e vedere i rifugi antiaerei. Nel 1941, quasi 250 chilometri di gallerie e corsi d’acqua sotto Napoli furono inondati di acqua e rifiuti, la maggior parte dei pozzi furono sigillati, furono costruite le scale ed introdotta l’energia elettrica. I napoletani aspettavano nei rifugi che le bombe finissero di cadere sulle loro teste lasciarono segni scritti dei loro giorni di tensione e delle settimane lì trascorse, come disegni di bombe ed aerei e la parola aiuto sulle pareti. Si possono vedere macchinine giocattolo e letti, una macchina da cucire e una radio che sono stati successivamente trovati nei rifugi. Poi si possono afferrare candele accese ed esplorare un freddo, lungo, basso e stretto corridoio dove l’acqua scorreva per raggiungere cisterne greche e romane.

 

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