Via Foria e il passaggio trionfante sotto porta San Gennaro. Nell’affresco non manca nessuno: San Gennaro in primo piano supplica, prega, intercede ancora una volta; Santa Rosalia e San Francesco Saverio imprescindibilii; La Madonna Vergine, che dall’alto garantisce, è l’unica illuminata. Un solo gruppo di colori chiari nel nodo di oscuri intrecci. Il resto ce lo mette lui: il pittore con la spada, Mattia Preti, in fuga da Roma con le mani macchiate di sangue prova a entrare a Napoli. La morte lo insegue e d’improvviso lo precede. Napoli è tormentata dalla peste, sconvolgente, devastante, mortifera. Ma il cavaliere non ha scelta, aggira le guardie supera le mura mischiandosi al coro dei dannati che combatte senza speranza. Chi lo cercava certamente non si arrese e non appena gli fu addosso tentò di stilare definitivamente la sua condanna a morte. A salvare fu il talento. Quale folle avrebbe potuto macchiarsi del delitto di un genio? Il Tribunale della Vicaria si assunse l’onere di commutare la pena capitale in altra pena: dipingere quadri ecclesiastici su tutte le porte della città. Tra il 1657 e il 1659 i pennelli si misero a lavoro.
Le sue opere nascondevano l’intima tensione del duello, l’impeto, la rabbia, la violenza. Con uguale intensità destreggiava il pennello e la lama provocando le stesse vittime, tra i duelli e gli spettatori delle sue opere. Ancora un passaggio: la pittura controversa, oscura e animata si trasforma sulle porte in pietà divina. Il suo San Gennaro supplicante è ancora straordinariamente visibile. Forse le cose non sono andate proprio così. Forse la letteratura ha reso evanescenti i confini della sua biografia, ciò nonostante possiamo solo immaginare lo straziante senso di commozione che colse la popolazione alla consegna delle opere. Il dolore dei lutti e dei patimenti così infinitamente vivido nella memoria. Napoli cercava ancora una salvezza e un perdono. Sette affreschi per sette porte, questo di San Gennaro è l’unico sopravvissuto. Degli altri si conservano le bozze al Museo di Capodimonte. Appunti, linee per dettagli, studi nei quali è possibile riconoscere i medesimi soggetti.
Dal marciapiede di fronte la porta è grandiosa. Oltre, in prospettiva, s’intravedono i palazzi stretti, i vicoli angusti, la calca, la gente, che se è mezzogiorno diventa un fiume. Siamo lontani per sentirli, sembra un film muto. Per i colori non é necessario il sonoro.

 

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